È tempo di eco-ansia. La nuova moda dell’ideologia woke all inclusive porta le persone, stando alla definizione della Treccani, ad avvertire un “disagio legato alla crisi climatica globale e alla minaccia di un disastro ambientale”. Ne soffrirebbero addirittura sette italiani su dieci. Sarà che noi frequentiamo solo vecchi reazionari e negazionisti – altro termine diventato buono per tutte le stagioni – ma gli ecoansiosi ci è capitato di vederli solo in video.

È curioso notare che l’ideologia woke promuove il vittimismo a scapito dell’eroismo, distrae i giovani promuovendo battaglie funzionali alla conservazione del potere progressista.

Una terribile farsa

Sono stati scritti numerosi articoli e libri sul presunto (inesistente) consenso scientifico sull’origine antropica del riscaldamento climatico. Basterebbe leggere il libretto “Non esiste alcuna emergenza climatica. La petizione inviata all’Onu da mille scienziati” del professore Franco Battaglia per farsi un’idea di questa terribile farsa che sta in piedi senza tener conto della scienza di cui tanto parlano.

Tra le contraddizioni della narrazione catastrofista, Battaglia fa notare che in passato le temperature sono state anche più alte di quelle attuali senza l’emissione di CO2 da parte degli esseri umani. Non solo, se negli ultimi 150 anni si è verificato un naturale riscaldamento, è anche vero che nel periodo 1940-1980 il riscaldamento si è arrestato, tanto che si iniziò a parlare di un’imminente era glaciale.

Il 31 gennaio 1977, il Time titolava “The Big Freeze”, ma nel 1980 la temperatura ha ripreso ad alzarsi, fino al 1998, quando si è verificato un nuovo arresto del riscaldamento globale durato 15 anni. In questi quindici anni le temperature sono rimaste essenzialmente costanti nonostante la crescita delle emissioni di CO2! Tuttavia è tipico di un’ideologia totalitaria negare l’evidenza, perché in questa vicenda c’è molta ideologia e pochissima scienza.

Copertina di Time del gennaio 1977

Le previsioni di Al Gore

Il 10 dicembre 2007 l’ex vicepresidente democratico degli Stati Uniti, Al Gore, ricevette il premio Nobel per la pace per il suo impegno nel diffondere “la verità” sui pericoli del riscaldamento globale della terra, rappresentati nel suo documentario “Una scomoda verità”, pubblicato nel 2006.

In quell’occasione disse che, secondo uno studio, entro sette anni i ghiacci estivi del Polo Nord sarebbero potuti scomparire del tutto. Risultato? Se nel 2007 la superficie minima dei ghiacci artici era di 4,16 milioni km quadrati, tra il 2013 e il 2014 è arrivata a più di 5 milioni km quadrati.

Grafico ghiacci artici

Il tweet di Greta

Ultimamente è caduta un po’ in disgrazia, ma per un paio d’anni l’esperta mondiale del clima è stata lei, Greta Thunberg, una ragazzina senza uno straccio di titolo – alla faccia della tanto sbandierata scienza – presente in tutti i consessi internazionali. Dopo il volto anonimo di Al Gore ci hanno provato con la ragazzina bionda sempre un po’ accigliata, ma altrettanto convincente.

Talmente convincente che nel 2018 pubblicò un tweet in cui ammoniva “Un importante scienziato del clima avverte che il cambiamento climatico spazzerà via l’intera umanità se non smetteremo di usare i combustibili fossili nei prossimi cinque anni”. Risultato? Siamo ancora vivi e dopo la figuraccia, la ragazzina svedese ha scientificamente eliminato il tweet.

Potere progressista

È lecito chiedersi perché dovremmo ancora dare credito a scienziati e influencer pompati dai progressisti dopo tutte queste previsioni sbagliate. La risposta probabilmente è semplice: la scienza è la versione dei fatti di chi detiene il potere. Ed oggi c’è indubitabilmente un potere progressista che promuove messaggi catastrofisti.

Tuttavia il problema non è rappresentato solo dai messaggi ansiogeni che trasmettono – o cercano di trasmettere – ma soprattutto dal fatto che sulla base della pseudoscienza catastrofista, vengono condizionate le nostre vite attraverso politiche scellerate che limitano la libertà dell’individuo.

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