Escalation contro le nostre libertà. Ma siamo soli, il governo si defila

Su qualsiasi tema ripiega in posizione passiva, quasi per non disturbare la narrazione di sinistra. Teorizzato il diritto all’aggressione, decorso fatale è la violenza

di Max Del Papa24 Maggio 2023, 5:59

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C’è qualcosa che davvero non torna. Siamo governati da un governo di destra, che per di più molti definiscono fascista, autoritario, reazionario, eppure le nostre libertà non sono mai state così fragili, così compromesse e regolarmente da sinistra.

Censura e intimidazioni

Alle rassegne letterarie i ministri di destra vengono aggrediti, insolentiti, impediti di parlare e i responsabili se ne vantano, rivendicano la censura, mandano, come Lagioia, come Saviano, i loro messaggi provocatori via social.

Nelle città italiane, massime a Roma, gruppi organizzati possono devastare i capolavori patrimonio dell’umanità nella totale acquiescenza delle autorità che li fermano, se li fermano, solo a sfascio compiuto, e sempre col piumino da cipria (e nel silenzio del “regime” di destra). A Roma hanno rovinato le tre fontane più importanti al mondo, senza patire conseguenze. Anzi se ne sono vantati, perfino in televisione, con certe risatine irridenti che tiravano gli schiaffi (come minimo).

Una catastrofe figlia dell’incuria amministrativa viene ribaltata quanto a cause e responsabilità, attribuita ai cambiamenti climatici, scaricata su un governo – di destra, ricordiamolo sempre – insediatosi da 8 mesi col pieno consenso dei cittadini.

Luminari come il prof. Franco Prodi si ritrovano insultati e quasi minacciati per essersi appellati a quella scienza cui i parassiti e gli agitatori sostengono di rifarsi, e che invece li sbugiarda. Parlare diventa ogni giorno meno possibile, esprimersi è improbabile e non è più solo questione della famigerata woke che, in America, nel mondo anglosassone, ma ormai in Europa tutta fa strage di cattedre, di incarichi, di confronto, di discussioni, di democrazia. In Italia sembra esserci qualcosa di più, una aggressività ignobile e quasi demoniaca.

Abbiamo potuto leggere, dalle solite Jebreal, Saviano, Murgia, Raimo, Montanari, autentiche intimidazioni; abbiamo potuto leggere la teorizzazione della aggressione ai soggetti sgraditi, da non fare più andare al ristorante, da non fare più uscire da casa. Sul quotidiano Domani un professore associato della Luiss ha proposto il reato di negazionismo climatico.

L’Ordine dei giornalisti

Nicola Porro è stato convocato dall’Ordine dei giornalisti per avere osato intervistare una viceministro ucraina. La settimana prima era stato diffamato da un sostenitore del regime vaccinale che lo accusava, in modo palesemente falso, di avere rifiutato un saluto cordiale al presidente Zelensky. Comunque si muova, chi crede nella democrazia liberale viene inchiodato.

Chi scrive si è tolto anni fa dall’Ordine per lo stesso motivo: per avere criticato l’Ordine sul proprio blog personale, quanto a tutele per i precari, e addirittura per avere criticato Greta in una trasmissione radiofonica. Nel tempo, la tendenza all’intolleranza è esplosa. Ma chi ha incarichi importanti non può togliersi dall’Ordine a cuor leggero e l’Ordine lo sa e ne approfitta.

Quando è cominciato?

Quando è cominciato tutto questo? Certo, in modo graduale, impercettibile, fin dal Dopoguerra della ricostruzione e poi per fasi successive, per continui salti qualitativi; ma è esploso precisamente col regime sanitario di Giuseppe Conte prima e di Mario Draghi poi. L’intolleranza, la faziosità, lo spirito di tribù si è conclamato senza più freni e senza possibilità di venire riassorbito dalla pratica civile fondata sull’educazione e sulla moderazione.

Le due tribù

Può un liberale, libertario, nutrire diffidenza per entrambe le tribù? Può non essere d’accordo coi diktat di un regime e, insieme, col fanatismo dei no-tutto che dietro tutto vedono la cospirazione? Può, e, da liberale, si ritrova a fare da carne nel sandwich dell’intolleranza.

Ai tempi dei lockdown e dei Green Pass, pochi si soffermavano sulla privazione dei diritti e delle libertà inalienabili: ed era, invece, il tema principale da salvaguardare. Tutti a scannarsi sui vaccini, fanno bene, fanno male: no, il punto era che non potevano venire imposti col ricatto e con l’intimidazione umiliante, violenta all’occorrenza. Invece la guerra era tra chi voleva imporli e chi voleva vietarli. Senza eccezioni.

Poi su questi composti sarebbe uscito di tutto, anche per le ammissioni di chi li aveva realizzati; la questione, tuttavia, per quanto grave non si risolveva, come non si risolve, nel solco sanitario, ha a che fare con la democrazia in senso tecnico e la pericolosità in questione di quei composti non fa che confermare l’esigenza di porre limiti all’autoritarismo dello Stato, che si pretende onnisciente, preveggente, e si risolve nel gramscismo d’accatto degli Speranza.

Eppure, ancora oggi registriamo da una parte l’atteggiamento arrogante, aggressivo di chi vorrebbe imporre dosi senza limite, dall’altra una irragionevolezza speculare da chi vorrebbe impedire all’individuo una sua scelta personale, per quanto azzardata e perfino autolesionista.

L’escalation

Il punto è che di scelta, di libertà non sembra parlare più quasi nessuno. E questa perdita progressiva, ormai tracimante, dell’autotutela non viene rimarcata più da nessuno. Mentre è frutto di un disegno in apparenza scriteriato o perfino infantile, in effetti perfettamente organizzato e terrificante nelle sue prospettive. Daniele Capezzone e Federico Punzi (ma anche Giorgio Spaziani Testa) hanno colto precisamente gli sbocchi.

Un progressivo alzare il livello dello scontro, da parte dei teppisti ambientalisti, di stampo brigatista: l’aggressione alla proprietà privata, in definitiva all’individuo in quanto tale, finora simbolica e sempre meno simbolica, non potrà che sostanziarsi in forme sempre più violente, sui corpi: è la destinazione naturale dell’intolleranza, ne è il decorso fatale.

E quando una Jebreal o una Lucarelli possono dire apertamente che ai diversi, ai latori di istanze ingiuste, va impedito il ristorante, lo spostamento, va impedita l’espressione, vedete che siamo in un lampo ancora al lockdown. Ovviamente, a totale arbitrio di chi impedisce.

Il neodirettore dell’Unità, Piero Sansonetti, ha trovato modo di difendere l’aggressione al ministro Roccella, semplicemente negandola: non era aggressione, è lei che provoca per il solo fatto di esistere. Una espressione che a Sansonetti piace è “sei oggettivamente fascista, ma io ti lascio parlare”. Evidentemente, in questo caso è andato oltre. Complimenti vivissimi: se i garantisti sono questi chi ha bisogno dei censori?

Governo passivo

Ad essere nel mirino siamo noi, con ogni pretesto: sanitario, climatico, politico, letterario… E non possiamo difenderci perché siamo soli. Questo governo di destra non solo non intende reagire alle intimidazioni che lo raggiungono in quanto governo: nella sua morbidezza non tutela neppure i cittadini. Come se, in fondo, condividesse l’atteggiamento di chi non tollera una sensibilità individuale, uno scetticismo personale e convergesse in questo: far rientrare ogni cosa nel controllo dello Stato.

Su qualsiasi aspetto questo governo, che gli invasati chiamano regime fascista, e possono farlo in quanto non trovano barriere di nessun genere, si defila, ripiega in posizione passiva: si tratti di sicurezza, migrazioni, eventi atmosferici, c’è, palpabile, la preoccupazione primaria, se non unica, di non disturbare la narrazione di sinistra, che però è menzognera al punto da capovolgere la realtà a livelli manicomiali.

A sostenere il ministro Roccella è stata solo una sgraziata Augusta Montaruli, subito massacrata e abbandonata al macello mediatico. I cittadini si sentono sempre più persi per strada da un potere che si manifesta in modo sempre più slegato dalla società, e indifferente agli attacchi, convulsi, forieri di conseguenze, vedrete, drammatiche, da sinistra.

Due ministri, Gilberto Pichetto Fratin e Nello Musumeci, hanno sposato le tesi catastrofiste del gretinismo climatico. Un ministro, Orazio Schillaci, ha continuato oltre il lecito la politica isterica del predecessore Speranza. Tutto contro le libertà personali e, di conseguenza, il senso di responsabilità personale.

Sentiamo continuamente ripetere che c’è troppo liberismo, che la colpa è del liberismo (che equivocano, ad arte, per libertarismo), quando non siamo mai stati così immersi in un dirigismo statale e sovrastatale dilagante e rovinoso.

Siamo soli

Siamo soli. Siamo quelli che vengono bastonati e si sentono dire che sono violenti. Che non debbono più azzardarsi a farsi vedere. Che gli va già bene così. Sì, sempre più forte è la sensazione di un gioco delle parti in cui il potere, adeguatamente distribuito, si punzecchia ma si riconosce e collabora.

Con la differenza che a destra ce la mettono tutta per andare d’accordo, a sinistra fingono, finché alla fine la natura comunista avrà il sopravvento: Meloni può fare i passi che vuole, ma alla prima occasione verrà fatta fuori. Da campagne scandalistiche, da trame della magistratura, dai mercati orchestrati, dall’Europa dei burocrati, da tutte queste cose insieme, ma senza il minimo dubbio.

Senonché questa politica della mano tesa finisce per danneggiare il corpo sociale – e per allontanarlo. Perché questa sinistra è cattiva, ed è pericolosa. 

Siamo solisotto attacco, ostaggi di cretini, di balordi, di parassiti in tenda o da blocco stradale. La nostra consistenza di individui, di liberali, di tolleranti sempre più violentata senza che nessuno si prenda la briga non diciamo di difenderla, ma perfino di farci caso. Evidentemente a quasi tutti sta bene così, nel solco di trasformazioni esogene sempre più insostenibili.

Siamo soli, esposti alla minaccia a cento teste di uno stato indifferente, troppo disponibile alle pretese di un sovrastato europeo che apparecchia una distruzione dopo l’altra, e delle schegge impazzite e potenzialmente criminali che questo stato tollera quando non agevola.

MGM ci mancherà

Soli, e oggi, dopo la morte di Maria Giovanna Maglie, lo siamo anche di più: aveva un caratteraccio, ci metteva niente a litigare, era faziosa; ma era una donna coraggiosissima, inflessibile sui diritti che non più ci spettano, i nostri diritti. E la sua opposizione si sviluppava in uno stile polemico irresistibile, con una qualità di scrittura rarissima. Anche per questo la sua perdita è enorme.

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