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Reaxing: il training neuroreattivo sbarca nel medicale

DI LAURA DEL ROSARIO14 MARZO 2023LETTURA 11 MIN

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Reaxing ha lanciato il primo protocollo di training neuroreattivo che sfrutta impulsi improvvisi e continui per un allenamento naturale e che fa lavorare la parte nobile del cervello, utile in ottica preventiva e anche per il trattamento di pazienti affetti da patologie neurodegenerative

Da qualche anno a questa parte la tendenza più forte nel mondo sanitario è quella di avere portato al centro dei processi di cura la prevenzione. E cosa è meglio di un buon allenamento per prevenire future patologie o per limitare i danni di quelle già in essere? Reaxing è una società italiana presente a livello worldwide nata nel 2017 con la produzione macchinari per il training sportivo professionistico basati su un approccio unico che pone al centro non i muscoli ma il cervello. Una metodologia che oggi è applicata anche nel trattamento di pazienti con malattie neurodegenerative e che in futuro potrà essere utilizzata in ambito medicale anche nel mercato della Longevity.

Il punto di forza di questi veri e propri device tecnologici, che si basano sull’utilizzo di ‘Sudden Dynamic Impulse’, sta nella loro capacità di creare un allenamento completamente naturale dove l’imprevedibilità e le interferenze sono continue, spingendo ad un superiore dispendio metabolico ma soprattutto facendo lavorare la parte nobile del cervello, contrastando la sua eventuale degenerazione e anzi invertendo il processo, adattandosi alle esigenze di ogni paziente.

Abbiamo parlato con Roberto Frassinelli, vicepresidente e Romolo Angellotti, CEO di Reaxing per capire come questi device possono trovare applicazione in ambito medico, oltre che sportivo, studiarne il funzionamento e le premesse per ipotizzarne anche future applicazioni.

Spiega Angellotti: “In Italia ad oggi sono circa un milione e 400mila le persone malate di demenza e si stima che nei prossimi anni, entro il 2050, il numero raddoppierà. A livello mondiale recenti ricerche parlando di 140 milioni di persone affette da patologie neurodegenerative nei prossimi anni, di cui 14 milioni solo in Europa. Una vera e propria emergenza che tiene alta l’attenzione anche per i costi che questo tipo di problemi comportano per la sanità: negli Stati Uniti nel 2019 solo per la demenza gli impatti economici sul sistema sanitario sono stati di 1,3 trilioni di dollari, con stime che parlano di 2,8 trilioni entro il 2030”.

Romolo Angellotti ReaxingRomolo Angellotti, Reaxing

Per arginare situazioni come questa da qualche anno in ambito Health si comincia a mettere al centro la prevenzione e a proporre paradigmi dove l’attività motoria è centrale…

Angellotti: “In ambito scientifico l’approccio tradizionale è sempre stato quello della diagnosi come primo step, al quale seguiva la somministrazione di farmaci e solo in terza battuta l’esercizio. Si è però capito nel corso del tempo che i farmaci hanno un effetto limitato e che era necessario cambiare questo modello mettendo al centro l’esercizio, cui segue un approccio farmacologico facoltativo. Mentre è chiaro che i farmaci vanno migliorati numerosi studi hanno dimostrato che per questo tipo di patologie neurodegenerative uno dei maggiori problemi era quello della mancanza di dopamina che impediva di far passare input e output nel cervello delle persone affette. Si è osservato che aumentando l’esercizio fisico aerobico e soprattutto propriocettivo, di equilibrio e di coordinazione la di quantità dopamina cresceva di modo che la persona fosse più disposta a ricevere informazioni di cura e trattamento”.

Voi di Reaxing cavalcate proprio questo cambiamento…

Angellotti: “Da quando è nata nel 2017 Reaxing si è contraddistinta per la sua metodologia innovativa: mentre la tendenza è sempre stata quella di adottare un approccio indirizzato sulla risposta motoria e sui muscoli partendo dal movimento noi di Reaxing basiamo il nostro metodo sul fatto che il movimento non parte dai muscoli bensì dal cervello e dalle afferenze sensoriali che processiamo e sulla base delle quali sviluppiamo gli input motori. Se si parte a monte cercando di sviluppare l’apparato sensoriale tutto ciò che determina a valle la velocità di risposta del movimento diventa più performante, sia se parliamo di problematiche neurodegenerative sia se parliamo di persone normali, come noi tutti”.

Qual è la mission di Reaxing?

Angellotti: “Il nostro obiettivo è quello di portare le persone fuori dalla loro comfort zone grazie alla somministrazione di ‘Sudden Dynamic Impulse’ che sono sostanzialmente degli stimoli improvvisi e inaspettati che tengono la persona che usa i nostri device tecnologici concentrata e la spingono a reagire e ad andare sempre più avanti nella fase del processo in cui si trovano”.

Come è nata Reaxing?

Roberto Frassinelli, ReaxingRoberto Frassinelli, Reaxing

Frassinelli: “Reaxing nasce nel 2017 per creare attrezzature per il movimento per il mondo sportivo professionistico tanto è vero che vantiamo tra i nostri clienti i nomi di club importantissimi a livello italiano e globale, che utilizzano i nostri device per allenare i propri atleti. Con il tempo però è maturata l’idea che questo approccio ha grandi potenzialità anche in un mondo diverso rispetto a quello dello sport: quello del medicale.

La società nel corso di questi cinque anni è cresciuta molto arrivando a ricavi complessivi pari a circa 25 milioni di euro. Siamo presenti in 50 Paesi (l’80% del business di Reaxing arriva dall’estero), con una filiale in America in partnership con un’azienda specializzata nella distribuzione e fornitura di macchinari per la riabilitazione. Diamo lavoro a una trentina di persone e in Italia la sede commerciale è a Milano mentre la parte operativa e il dipartimento di R&S sono siti nelle Marche”.

Quali sono i vantaggi per chi utilizza la vostra metodologia ed il vostro approccio rispetto alle soluzioni più tradizionali?

Angellotti: “L’anima dei nostri device è la tecnologia del ‘Sudden Dynamic Impulse’ che rilascia una serie di impulsi imprevedibili durante l’allenamento, rendendolo molto più efficace da tutti i punti di vista. La somministrazione di questi impulsi e stimoli improvvisi (luminosi, sonori o di movimento) mentre si esegue l’allenamento sui nostri device tecnologici costringe la persona a mantenere costante la concentrazione e a portare avanti un assessment continuo, secondo per secondo, perché ogni passo o movimento è diverso da quello precedente proprio grazie agli impulsi imprevedibili che vengono rilasciati. Si attiva così la parte nobile del cervello, la corteccia, mentre un allenamento classico lavora sulla parte sottocorticale, che è quella deputata alle attività ripetitive.

Attivando la parte corticale si consuma molta più energia, con un impatto energetico e metabolico che si impenna, e si lavora sulle fibre muscolari più profonde che con un allenamento con macchine isotoniche guidate, che tendono ad isolare il muscolo e che lavorano tra l’altro su movimenti poco naturali, non potremmo mai avere. Reaxing si differenzia cercando di avvicinare il movimento alla natura e alla vita di tutti i giorni, dove il movimento non è automatico e ripetitivo ma dove occorre far fronte a tutta una serie di perturbazioni, ostacoli e interferenze mantenendo l’attenzione costante per tutto il tempo. Uno dei vantaggi è che viene meno anche la noia perché il cervello è sempre concentrato nel fare qualcosa di nuovo e non prevedibile e nel fronteggiare questi stimoli continui.

Il pay-off di Reaxing, che è “Results Axelerator” vuole proprio sottolineare il fatto che con i device tecnologici e la metodologia innovativa proposta dalla nostra azienda in meno tempo è possibile avere risultati migliori attivando la parte nobile del cervello. Motivo per cui siamo stati scelti anche per attività più verticali come il trattamento di malati di Parkinson, Alzheimer, ictus e così via”.

Come è composta la vostra gamma?

Angellotti: “La nostra gamma, protetta da 7 brevetti, comprende questi prodotti: la Reax Run, la Reax Board, la Reax 1001, la Reax Light Pro, la Reax Lift e il Reax 3D Mat. Una gamma di device per il training neuroreattivo per il mondo delle High Performance e per il mondo medico. Nasce tutto con la Reax Board, una superficie di due metri e mezzo per 125 cm che è una piattaforma con dei motori e con un software a bordo per la gestione dei movimenti della piattaforma stessa. Ci sono programmi già preimpostanti ma è anche possibile prendere il comando della piattaforma per interagire con il paziente stimolando interferenze durante qualsiasi tipo di movimento di modo che il paziente riesca a fare piccoli ma significativi progressi di volta in volta. Ad esempio, con i pazienti affetti da Alzheimer lavoriamo molto con la camminata ma anche sull’equilibrio, la coordinazione e il movimento stimolandolo in maniera continua e rallentando il processo neurodegenerativo e anzi arrivando anche ad invertire la tendenza.

Su questa Board abbiamo poi costruito un treadmill unico al mondo che si muove in maniera da replicare un hiking, una camminata o una corsa outdoor, la nostra gamma di prodotti e in continua espansione, la nostra tecnologia può essere implementata su molte macchine esistenti creando una nuova linea con le caratteristiche peculiari che distingue e differenzia Reaxing”

Focalizziamoci sulla Reax Run… di cosa si tratta?

Angellotti: “La Reax Run è l’unico treadmill che esegue inclinazioni improvvise e imprevedibili in tutte le direzioni durante la corsa o la camminata, come se si fosse in un ambiente outdoor, stimolando quindi un movimento completamente naturale. Il device tecnologico può essere usato anche come device medicale: la persona viene messa in sicurezza e si procede poi con i movimenti perturbati in maniera graduale conformemente al suo stato.

Ricordo, infine, il nostro sistema di luci ed impulsi visivi che funzionano grazie a protocolli già inseriti ma che possono anche essere programmati che funzionano benissimo con gli anziani per lavorare sull’aspetto cognitivo e decisionale, con gli atleti per la reattività ma anche con i bambini laddove la stimolazione sensoriale è importante per l’attivazione delle parti del cervello deputate all’apprendimento”.

Il vostro tipo di allenamento mette al centro la prevenzione: bisogna agire prima per prevenire i problemi e impedire la degenerazione…

Angellotti: “Lavorare per prevenire è l’obiettivo di Reaxing ma anche degli stati e dei governi. Prima che si manifesti la patologia iniziamo a trattare la persona con determinati protocolli e metodologie al fine di prevenire perché oggi non si tratta solo di allungare la vita ma di incrementarne piuttosto la qualità”.

Come si pone Reaxing verso il mercato della Longevity?

Frassinelli: “Quello della Longevity è oggi uno dei trend più forti e riteniamo che anche noi di Reaxing possiamo ritagliarci un ruolo molto importante in questo campo. Il tema trainante è sì quello di allungare la vita ma è altrettanto e più importante ancora allungare una vita di qualità in uno scenario dove non è pensabile che l’unico strumento per raggiungere questo scopo sia la costante attività sportiva. A contare infatti sono un insieme di variabili che prendono in considerazione ad esempio l’alimentazione, la condizione ambientale e relazionale dell’individuo. Un recente articolo sul Corriere della Sera analizzava le condizioni comuni alle cinque Blue Zone presenti a livello globale, che sono quelle cinque aree del mondo dove c’è un’elevata concentrazione di centenari (una si trova in Italia, in provincia di Nuoro). Si è osservato in particolare che le persone di queste aree geografiche si muovono in maniera costante ogni singolo giorno, in maniera completamente naturale, quindi non forzandosi in faticosi allenamenti in palestra. Che è un po’ quello per cui nascono i nostri device tecnologici, che portano ad avere un allenamento indoor molto naturale”.

Il vostro training, come dicevamo, sfrutta l’innovazione tecnologica del “Sudden Dynamic Impulse” ed è supportato in particolare dall’intelligenza artificiale. Che ruolo gioca l’AI?

Angellotti: “Questo è il momento dove ci siamo resi conto che possiamo fare qualcosa di diverso rispetto al punto di partenza e stiamo lavorando con una sistematica raccolta dati, con la preparazione di un cloud e con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per analisi predittive di modo che i nostri device tecnologici potranno muoversi sulla base degli output della persona che ci sta sopra, adattandosi alle competenze specifiche di ciascuno. Grazie alle analisi predittive, inoltre, sarà possibile intuire la probabile insorgenza di certi tipi di patologie lavorando ancora una volta in ottica preventiva”.

Quali sono i prossimi step che vi siete prefissati? Quali i vostri obiettivi?

Frassinelli: “Come è emerso, nei prossimi anni Reaxing sarà sempre di più un’azienda che viene dal mondo sportivo di alte prestazioni, dove continuerà ad essere presente, ma che si muoverà sopratutto verso il mondo della riabilitazione del medicale e della Longevity. Si tratta di un settore dove l’asticella è molto alta e dove gli investimenti in ricerca e sviluppo saranno tantissimi. I nostri device tecnologici hanno senza dubbio tutte le carte in regola e le evidenze che ci stanno arrivando ci incoraggiano a proseguire lungo questo percorso. Per sostenere questi nuovi obiettivi stiamo valutando di ricorrere al mercato dei capitali, per cui non escludiamo a breve di approdare alla borsa di Milano nel mercato dell’Euronext Growth, dedicato alle aziende italiane con grandissima capacità di crescita”.

Reaxing

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