La Cina abbandona una’app di tracciamento per il covid

La Cina abbandona un’app di tracciamento per il Covid ma la sua politica sta davvero cambiando?

  • 14 Dicembre 2022 07:44

di Giulia Alfieri

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La Cina abbandona un’app di tracciamento per il Covid ma la sua politica sta davvero cambiando?

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Le insolite proteste avvenute in Cina stanno facendo desistere il governo di Xi Jinping sulla politica zero Covid, il quale ha annunciato che non traccerà più i contagi con l’app Communications Itinerary Card ma ecco perché questo non significa molto

La Cina, in seguito alle proteste delle scorse settimane, sta facendo retromarcia su alcune delle restrizioni anti Covid e tra le varie misure simboliche che ha deciso di allentare c’è anche quella di disabilitare dopo tre anni una delle principali app di tracciamento dei contagi.

La decisione sembra rappresentare la volontà di Pechino di abbandonare la strategia zero Covid, ma sarà davvero così?

L’ANNUNCIO DI PECHINO

Ieri sera il governo cinese ha annunciato che Communications Itinerary Card, una delle app nazionali di localizzazione che permetteva di individuare e mettere in quarantena le persone positive e i loro contatti, oggi sarebbe stata disattivata.

Per le autorità, ora che gli spostamenti interni al Paese sono stati facilitati grazie alla rimozione delle restrizioni, l’app è considerata obsoleta.

COME FUNZIONAVA

L’applicazione, gestita dallo Stato e considerata un pilastro della controversa politica zero Covid, utilizzava i segnali del telefono per tracciare se una persona si era recata in un’area considerata ad alto rischio.

Le persone dovevano inserire il proprio numero di telefono nell’app per ottenere una freccia verde che indicava la possibilità di viaggiare tra le province e di partecipare agli eventi.

CHE FINE FARANNO I DATI RACCOLTI?

L’app che conta 900 milioni di utenti ed è stata utilizzata più di 60 miliardi di volte, secondo quanto dichiarato da China Telecom, China Mobile e China Unicom, cancellerà i dati di tutti gli utenti nel momento in cui sarà effettivamente disattivata “per proteggere la privacy, come previsto dalla legge”.

CAMBIERÀ VERAMENTE QUALCOSA?

La disattivazione dell’app vuole mostrare la disponibilità di Pechino a cambiare atteggiamento e ad allontanarsi dalla strategia zero Covid ma, secondo la Bbc, si tratta solo di una mossa “altamente simbolica” che non avrà un impatto enorme sulla vita quotidiana delle persone perché ci sono altre app locali ancora in uso nel Paese.

Communications Itinerary Card era infatti solo una delle tante app di localizzazione che regolano la vita quotidiana in Cina e molte persone, nonostante abbiano accolto positivamente la notizia, utilizzano ancora i sistemi di scansione gestiti dalla propria città o provincia per accedere ai servizi locali e agli edifici pubblici.

LA SITUAZIONE ORA IN CINA

L’allentamento di alcune misure, come per esempio la possibilità per le persone di autoisolarsi a casa invece che in una struttura statale e la riduzione dei test di massa, sta tuttavia provocando un’impennata di casi in Cina, soprattutto a causa del basso livello di vaccinazione e dell’uso di vaccini meno efficaci.

Secondo i dati delle autorità riportati dalla Bbc, i pazienti che si sono recati negli ospedali della capitale domenica erano più di 22.000, ovvero 16 volte il numero di una settimana prima.

QUALCOSA STA CAMBIANDO ANCHE A HONG KONG

Dopo quasi tre anni di restrizioni anche Hong Kong ha annunciato l’eliminazione della sua app LeaveHomeSafe, che tracciava i contagi, e la rimozione, a partire da oggi, dell’isolamento di tre giorni per chi arriva da fuori. Misura che, scrive Al Jazeera, ha contribuito a “decimare imprese e turismo” e ha “inflitto danni enormi all’economia, che dipende fortemente dai viaggi e dal commercio”.

Persistono tuttavia i timori che il turismo e il business fatichino a riprendere come un tempo, infatti, sebbene a settembre fosse già stato eliminato l’obbligo di quarantena in hotel per tutte le persone provenienti dall’estero, gli arrivi giornalieri si aggirano attualmente intorno alle 20.000 persone, di cui la maggior parte residenti sull’isola, rispetto alle circa 350.000 del novembre 2019.

Hong Kong, riferisce Al Jazeera, è una delle uniche economie della regione destinata a chiudere l’anno in recessione, insieme al vicino territorio cinese di Macao e allo Sri Lanka.

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